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giovedì 21 agosto 2025

AL MUGELLO IL 5-7 SETTEMBRE FESTA PER I 50 ANNI DEI CAMPIONATI RENAULT IN ITALIA


Il 23 marzo 1975, sul circuito del Mugello, si scriveva una pagina di storia dell'automobilismo italiano. In quell'anno, infatti, prendeva il via il primo Campionato Monomarca Renault 5, con le iconiche R5 LS a sfidarsi in pista. Il 1975 fu un anno memorabile, un'annata d'oro per il nostro Motorsport: fu l'anno in cui Niki Lauda conquistò il suo primo titolo mondiale di Formula 1 al volante della Ferrari, mentre la Lancia Stratos dominava il Campionato del Mondo Rally. Non solo: l'Alfa Romeo conquistava il titolo mondiale costruttori, un triplice trionfo che fece sognare l'Italia intera. Proprio in quel periodo, la Renault 5 stava già riscrivendo le regole del gioco. Questo modello ha rappresentato un successo commerciale straordinario, arrivando a metà della sua esistenza a conquistare il 10% del mercato globale, grazie a un design innovativo che la rendeva perfetta per le famiglie. La sua storia agonistica in Italia iniziò proprio nel 1975 con la "Coppa R5", disputata con le versioni stradali dell'epoca, come la R5 TS e LS. La vera svolta avvenne l'anno dopo con la nascita della Coppa Renault 5 Alpine, un campionato che si proponeva di "trovare giovani piloti per lanciare la loro carriera". La parità delle vetture permetteva alle abilità del singolo di emergere, un principio fondamentale che avrebbe guidato la filosofia monomarca di Renault per i decenni successivi. Per celebrare questo importante anniversario, il Cragi invita i propri soci a un raduno speciale dedicato a tutte le vetture Renault da competizione e stradali prodotte fino ai giorni nostri. Ci ritroveremo all'Autodromo Internazionale del Mugello dal 5 al 7 settembre 2025 per condividere la passione e rivivere le emozioni di quegli anni.

martedì 21 maggio 2019

ADDIO A NIKI LAUDA

Niki Lauda se ne è andato. Ieri in una clinica svizzera all'età di 70 anni Il Niki per gli uomini della Ferrari (ma Andreas Nikolaus all'atto di nascita registrato a Vienna) ha lasciato i molti sportivi, tifosi e amici che avevano passato tanti anni sulle piste con lui.
Niki Lauda è stato un uomo che, oltre ad essere ricordato per i suoi tre titoli di Campione del Mondo Piloti di Formula 1 nel '75, '77 e '84 (e per il suo terribile incidente al Nuerburgring del '76) ha rappresentato in tutto l'espressione della tenacia e della sfida.
Nella storia, non solo delle corse ma quella più comune che si legge sui giornali, Niki Lauda ha incarnato per tanti aspetti il pilota tipico dei tempi nuovi, così diversi da quelli dei primi anni del dopoguerra. Partito dal nulla, non ostante una famiglia molto ricca che non lo sostenne mai nella sua grande passione,  solo grazie alla sua determinazione ha potuto diventare un grande pilota, determinazione unita alle capacità di calcolo ed una "visione strategica" : a differenza di piloti che, come lui, correvano per conquistare il primo posto, lui guardava in prospettiva tutto il Campionato, non la singola gara.

 Ha iniziato le corse autofinanziandosi, ha costruito le sue capacità giorno per giorno senza tralasciare nessun particolare. Si racconta che quando vide girare su un circuito Ronnie Peterson abbia detto "Io non riuscirò mai ad essere così veloce". Poi, invece, lavorando di fino e di testa sulle sue capacità e sulla preparazione della vettura, superò tutti. In Ferrari, quando arrivò, era un secondo pilota. Ma si impegnò così profondamente nel circuito di Fiorano (dove durante l'inverno le Rosse preparavano i bolidi per il Campionato di F.1) che riuscì a migliorare sé stesso e la Ferrari tanto da arrivare presto al suo primo successo al G.P. di Spagna del 1974. Poi è storia conosciuta: il titolo mondiale nel '75, una stagione '76 partita sotto i migliori auspici ma anche sotto forti pressioni, l'incidente al Nuerburgring ed il forse troppo precoce ritorno in pista a Monza (spinto dal timore di perdere il volante di prima guida in Ferrari a beneficio di Reutemann), infine l'epilogo triste del Giappone, dove la vitoria di Hunt ed il suo ritiro al secondo giro determinarono la perdita del titolo di campione del mondo, non ostante il grande vantaggio di punti accumulato nel corso dell'anno.
Più tenace del dolore fisico, più forte delle polemiche suscitate da quel ritiro (e dei sospetti di un accordo non rispettato dai piloti inglesi), più amato di quanto si possa immaginare per un uomo definito "freddo" e "calcolatore", ma in realtà molto umano, si permise di riprendersi il titolo nel '77 con due G.P. di anticipo rispetto alla fine del Campionato e di andarsene a testa alta dalla Ferrari non disputando le ultime gare.
Poi gli anni in Brabham, con una macchina ed un motore Alfa Romeo che dimostrarono presto grandi problemi. Eppure il suo impegno non venne mai meno. Intanto partiva un nuovo progetto per un uomo che non si fermava mai: la creazione di una compagnia aerea, la Lauda Air. Neanche questo progetto andrà troppo bene, da qui il ritorno alla F.1 nell'82 ed il titolo mondiale nell'84 con la McLaren.
E' storia di oggi poi l'approdo come presidente onorario nel Team Mercedes, le immagini di Niki Lauda ai box, con il viso quasi addolcito negli anni rispetto ai terribili segni lasciati dall'incendio dell'incidente del '76, I suoi insegnamenti hanno fatto molto per perfezionare il talento di Hamilton, che nelle corse è il pilota che più gli assomiglia  per le sue capacità strategiche di gestire un intero Mondiale.
Niki Lauda passa così dalla vita ai libri di storia dell'automobilismo, come Fangio e tanti altri. Ma rimane anche nei ricordi dei team che gli devono tantissimo. Ferrari, per esempio, che grazie a lui ritornò ad essere la squadra da battere dopo quasi tredici anni. Brabham, e forse anche Alfa Romeo che preparava i suoi primi motori da competizione, Jaguar e Mercedes. A tutte ha lasciato qualcosa, come ai piloti (tanti) che lo stimavano più di quanto lo amassero i tifosi.




sabato 12 ottobre 2013

Rush - grande film

Sono stata a vedere Rush, il film che racconta il campionato mondiale Formula 1 del 1976 e la sfida-rivalità fra Niki Lauda e James Hunt. Bellissimo film, ben costruito e con tante verità "storiche", grandissime le immagini ed i filmati di gare (e non filmati d'epoca, ma scene create dal vivo, molto suggestive) e bella anche la ricostruzione dei personaggi. Forse un po' romanzata la rivalità dei due, che in realtà solo in quell'anno furono in lotta per il titolo (nelle altre stagioni Hunt non fu mai un vero outsider per Nili Lauda, e forse quell'anno arrivò al podio mondiale con un po' di fortuna). Ma d'altronde in quegli anni Lauda e la Ferrari erano davvero imbattibili. Bello, grndioso film. Emozionante la scena iniziale (la morte di Cévert a Watskin Glen, e quelle finali (il G.P. del Giappone, sotto un diluvio battente). Però mi ha stupito leggere, proprio in queste settimane, due interviste: in una, apparse su Autosprint, fatta a Forghieri ed una su Panorama, rilasciata da Lauda, che dicono cose tanto diverse. In quella di Forghieri, si parla di un James Hunt malvisto e poco serio, considerato pilota scorretto, oltre che poco professionale. In quella di Lauda, invece, il pilota inglese viene dipinto come un vero amico, corretto ed esemplare, pur se con qualche eccesso (ma sembra quasi perdonabile per chi rischiava la vita ad ogni Gran Premio, secondo Lauda). Singolare. Probabilmente James Hunt era un presonaggio, anche scomodo, ma ancora da conoscere. Morto a quarantacinque anni, dopo periodi difficili, forse farà ancora parlare di sè. In fondo, quanti geni maledetti conosciamo nel mondo dello sport e dello spettacolo?