mercoledì 7 marzo 2018

BAISTROCCHI: STORIA DI UN PREPARATORE



Collecchio, Parma, le strade degli Appennini, ma anche la Targa Florio, e Monza, e poi fino in America. Sono tante le strade percorse dalle auto preparate da Gianni Baistrocchi, un mito nel mondo delle auto da corsa. E una storia che parte da Parma e arriva fino alla Formula 1 con Lella Lombardi (l’unica donna ad aver preso punti in un Campionato di Formula 1).
Come ha iniziato a mettere le mani nei motori?
Il mio inizio risale a quando ero bambino. Mio padre aveva un’officina di riparazione qui a Parma. Ma per i camion, invece mio zio preparava le auto per la Mille Miglia. E siccome ero mingherlino, mi hanno fatto iniziare là. Avevo dodici anni, e mio zio mi prendeva su per andare a provare le Topolino che preparava, da Collecchio a Ponte Scodogna. Lui guidava e io gli leggevo il contachilometri. E segnava 140! Poi, negli anni ’60, ho iniziato a lavorare sulle Abarth e sulle Jaguar. Ma si rompevano! Partivano da Milano e a Ponte Taro avevano già fuso il motore. E io che le preparavo non vedevo l’ora che le dessero via. Invece ritornavano sempre da me (parla schietto e diretto, Baistrocchi, e così dimostra la sua grande esperienza).
Poi alla Jaguar si sono accorti che bastava aggiungere un radiatore dell’olio e il problema era risolto. Per le Abarth, invece, poi, ho trovato io il difetto .. ma non ti dico quale. E quello è stato l’inizio. Perché, visto cosa succedeva a quelle macchine lì, mi sono detto: se devono succedere questi pasticci, preferisco combinarli da solo. E allora ho iniziato a dedicarmi totalmente alle preparazioni.
Preparavo le Abarth Simca 2000, e ho cominciato a vincere nel Campionato Italiano.  Avevo trovato il modo di rendere innocui i problemi che aveva. E così poi sono passato a lavorare anche su quelle che correvano in Spagna, in Germania, in Jugoslavia, le 595, 695, 750. Ma non ho preparato solo le Abarth!
Fra le auto, italiane e straniere, quale preferiva?
Io sono un porschista. Ma preparare la Porsche era difficile. Invece con le Abarth, sono riuscito a risolvere anche i problemi delle Abarth 1000 che stavano su tre ruote. Sono anche andato a Torino a discuterne. Niente da fare. Erano le sospensioni che non andavano bene. E allora le ho modificate. Poi ho lavorato sul motore. Ho fatto 26 gare senza rompere un motore. Mentre prima al massimo facevano Monza o Imola. Ho preparato, all’inizio, anche le Giulietta Sprint Veloci, le 1600. Come motori le Alfa non davano problemi, però con le Abarth gli stavamo davanti.
E fra le corse, quali ricorda di più?
La 4 ore di Monza, senz’altro. Andavo in tribuna a veder passare sulla parabolica.. E la Targa Florio. Una volta, alla Targa Florio, ci hanno fatto sparire un treno di gomme. Allora ho minacciato di andare via, e le gomme sono risaltate fuori.
E fra i piloti?
Tutti quelli del Campionato Italiano: Maurizio Campanini, soprattutto. Era uno che avrebbe potuto arrivare fino alla Formula 1. Ma anche Pasolini, Barone, Gatti. Poi Naddeo, di Roma, che è arrivato fino alla Formula 2. Anche Luigi Santandrea… Gianfranco Naddeo era il più professionista: fissava il cronometro sul volante, faceva due giri e poi ti diceva che più forte di così non poteva andare.
E Lella Lombardi.
Lella Lombardi è arrivata da noi alla Scuderia Parma Corse, una Scuderia che avevamo creato in tre: io, Iotti (il cui figlio è un campione della regolarità per auto storiche) e Carletto Nesti. Ci ha dato una mano anche l’ACI, ed anche il Comune di Parma. E’ stata un’esperienza bellissima, ma è durata poco. Però qualche soddisfazione ce la siamo levata! Abbiamo vinto molte gare, e anche per il fatto che noi pagavamo le iscrizioni ai piloti, Lelle Lombardi ha corso con noi. Ha fatto con noi qualche gara in salita. Poi è passata alla Formula 3, aveva una Branca, ma non era un’auto competitiva come la Brabham. Aveva un motore Cosworth 1000 che Petranzani con De Adamich aveva cominciato a portare giù dall’Inghilterra… Poi l’ho seguita fino alla Formula 1.Avevamo una Williams, ma prima era stata alla March.Poi l’hanno esclusa. Era una persona molto buona, andava lei in giro da uno e dall’altro a chiedere quello che ci serviva.
Erano anni in cui si poteva ancora entrare nel mondo delle corse senza grandi capitali: un mondo accessibile e familiare, dove senza investimenti spropositati tanti piloti e tanti preparatori iniziavano a farsi conoscere. Quella era vera passione per l’automobilismo sportivo.
 Poi, di lì a poco, è stato impossibile restare in Formula 1, troppo costoso. Però da preparare, le monoposto di Formula 1 erano molto più semplici!
Quale era il segreto per andare forte?
Bisognava lavorare molto. Bisognava affinare tutto. Alleggerire le parti in movimento, lavorare sugli alberi a camme, lubrificare…
Oggi come è cambiato il lavoro del preparatore?
Una volta ci occupavamo di tutto, motore, assetto, e c’era molta più soddisfazione. Oggi le Case ti danno le vetture pronto corsa e puoi solo migliorare qualcosa. E oggi non sarebbe pensabile modificare un motore di una Casa: costerebbe troppo. Costa poco invece lavorare sull’elettronica.
In quanti paesi ha portato i suoi motori?
Tanti… sono arrivato fino in America e in Giappone. Ho fatto il giro del pianeta. Ma a Parma non mi conoscono neanche. E pensare che io ho portato il nome di Parma in tutto il mondo…

1 commento: