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lunedì 13 novembre 2017

“7° Spiedo Bresciano e Auto Storiche Inglesi”… e bollicine Franciacorta alla salute di Teofilo Folengo







Come iniziativa sembra molto eterogenea, ma in realtà coglie in pieno lo spirito che deve animare sempre tutti i raduni di auto storiche: lo stare insieme con piacevolezza e compagnia per divertirsi. con qualche concessione al palato e alla cultura! E' così per il 7° Spiedo bresciano, organizzato dal British Motor Club presso il Museo Mille Miglia il 12 novembre. Nell'occasione, erano presenti una quindicina di vetture Inglesi:  Triumph Spitfire, TR3 bocca stretta ed A e le sue concorrenti MG A in soluzione coupè. Presenti due ammiraglie : una Daimler Majestic del 1958 e Rolls Royce Silver Shadow.  Sempre ammirata la Aston Martin DB6 del 1966. Particolare, anche se “moderna” una Royale Sabre del 1985 a fianco di una Lotus Elan.  Come Franzoni Auto Divisione Classic (www.franzoniauto.com) ne abbiamo approfittato per mettere in strada per la sua prima uscita pubblica, una Triumph TR4 Sport del 1963.
Dopo una piacevole visita guidata, dal Presidente dell’Editoriale Delfo, Francesco Chiolo, al Museo Mille Miglia la parte culturale è proseguita con una veloce conferenza del Professore Otello Fabris che ha sviluppato la propria formazione umanistica dedicando parte del suo tempo sullo studio della letteratura macaronica e della storia della gastronomia.  Tema del giorno : Gerolamo Folengo in occasione del 526 compleanno dalla nascita (08/11/1491). 
Gerolamo Folengo, più conosciuto come Teofilo Folengo o con gli pseudonimi Merlin Coccajo, Merlin Cocai o Limerno Pitocco (Mantova, 8 novembre 1491 – Campese, 9 dicembre 1544), è stato un poeta italiano, tra i principali esponenti della poesia maccheronica.
All'età di sedici anni entrò nel monastero di Sant'Eufemia, ora sede del Museo Mille Miglia e diciotto mesi dopo entrò a far parte dell'ordine benedettino.
Nel 1538 divenne priore della chiesetta di Santa Maria del Giogo, in vetta al monte di Sulzano. Qui sul Lago d'Iseo, il poeta avrebbe completato un singolare ricettario, il Doctrinae cosinandi viginti.
Ecco in sintesi il perché di questa conferenza, in questa data ed in questo contesto, nella quale si è parlato anche di cucina dell’epoca, anticipazione della giornata culinaria alla Bresciana.
Prima di partire verso “lo spiedo” si è tenuto un aperitivo a buffet presso la “Taverna Mille Miglia”.  Dotati quindi tutti gli equipaggi di Road Book dettagliato, la colonna di storiche vetture inglesi è partita alla volta di Bione in Valsabbia (BS) attraversando il Colle di Sant’Eusebio con infine destinazione la “CA’ Rosada” a Bione. Questo caratteristico paesino è collocato in una posizione incantevole che domina dall’alto la valle del Vrenda, nota anche come “Conca d’Oro”.
Nel fare i complimenti a Simone Chiolo, Presidente del British Motor Club, due parole sulla nostra compagnia di Viaggio testata dal nostro Tecnico e Collaudatore Matteo Forti: Triumph TR4 Sport del 1963. Come sappiamo questa vettura è stata disegnata da un italiano Michelotti ed esistono anche di questa serie esemplari che sono stati assemblati in Italia. La nostra è stata regolarmente prodotta a Coventry ed importata in Italia nel 1963. Fu acquistata da un impiegato di primo livello, classe 1905 (58 enne) al prezzo di 2.250.000 lire. Per dare un’idea del valore di allora, basta pensare che con quella cifra, ci si comprava due, dico due, Fiat 1100 D e rimanevano ancora circa 300.000 lire. Oppure si potevano comprare quattro, dico quattro, Fiat 500 D e rimanevano ancora 270.000 lire.  Nella prova su strada, la vettura ha evidenziato la maggiore abitabilità dello spazio interno rispetto alla TR3. Precisa nello sterzo, con un cambio diretto senza giochi, la vettura ha inoltre sfoderato la sua elasticità che ha permesso più volte di affrontare tornanti in terza marcia. La frenata è sicura grazie ai freni a disco anteriori, mentre è sempre prudente (il discorso vale per tutte le vetture storiche),  guidare in difesa, nelle curve strette sul bagnato, al fine di evitare derapate di coda. La vettura, con la sua rigidità tipica del modello, ha superato il nostro collaudo ed è pertanto pronta per trovare un nuovo proprietario seguendo la filosofia del compianto Luciano Nicolis creatore del Museo Nicolis di Villafranca, che disse : ““Noi non siamo proprietari di tutto questo, ne siamo i custodi per il futuro”.  Il nostro scopo, non potendo collezionarle tutte, è quello di trovare l’appassionato che saprà prenderne cura”.  Per chi volesse contattarci  : divisioneclassic@franzoniauto.it 

domenica 2 dicembre 2012

Voglio una vita come Steve McQueen

E' passato alla storia per le sue interpretazioni cinematografiche, ma è stato anche un pilota vero, Steve McQueen, uomo simbolo di una vita vissuta intensamente. Che fosse un unomo singoalre e dal carattere scontroso e difficile non ci sono dubbi, ma questa sua scontrosità e avversione ad ogni imposizione ne hanno fatto anche un uomo eroico, oltre che un attore di successo, che ha sempre voluto provare ogni emozione fino al limite.
Singolare e unica la sua interpretazione nel film dedicato alla 24 ore di Le Mans, girato in pista ma non durante la gara (per divieto del produttore) anche se Steve McQueen girò in pista con una Porsche 908 su cui era montata una pesante telecamera...e lui guidava sempre al limite!
Ma Steve McQueen non disdegnava nemmeno di partecipare a corse vere, automobilistiche e motociclistiche, rischiando spesso di mettere in forse la sua integrità fisica e la sua carriera d'attore. Nel 1970 partecipò alle 12 ore di Sebring insieme a Peter Revson con una Porsche 908 spyder (guidandola con un piede fasciato a causa di un precedente incidente motociclistico), arrivando primo nella sua categoria e secondo assoluto a soli 23" dal vincitore Mario Andretti su Ferrari.

Lo spericolato Terence Steve McQueen era nato a  Beech Grove nel 1930. A 14 anni era già membro di una gang di strada e la madre si vide costretta a mandare il ragazzo presso una scuola di correzione californiana. Da lì passò direttamente al corpo dei Marines, dove si distinse per il coraggio e la disponibilità verso i compagni. Entrato negli Actor's Studios,  esordì nel mondo del cinema con un piccolo ruolo in "Lassu' qualcuno mi ama", per poi passare a ruoli di primo piano in vari film Western. La sua consacrazione (e il suo personaggio più famoso) rimase però quella che gli diede il film "La Grande Fuga" in cui interpretava un capitano americano che tentava di fuggire da un campo di prigionia tedesco. Rimase mitica la sua fuga in motocicletta, scena lunghissima e spericolata, in cui lui stesso guidò la moto della fuga, senza servirsi di stuntman.
Un altro grande film in cui le sue capacità di spericolato pilota vennero in luce fu Bullitt. Sua la guida della Ford Mustang durante il famoso inseguimento per le strade a salischendi di San Francisco.

Ma la sua più grande interpretazione restò il film Papillon, che lo consacrò fra i più grandi attori itnernazionali. Ancora una grande interpretazione fu L'Inferno di Cristallo, suo ultimo grande film. Alla fine degli anni '70 gli fu diagnosticato un mesotelioma, e la sua ultima battaglia, contro il cancro stavolta, fu condotta con grande coraggio fino al 1980. Ma non venne mai dimenticato dai suoi fans.
Steve McQueen fu anche un grande collezionista: nella sua collezione c'erano alcune tra le più famose auto sportive dell'epoca come ad esempio: Porsche 908, Porsche 917, Porsche 356 e Porsche 911 Carrera S, Ferrari 512 e Ferrari 250 Lusso Berlinetta, Jaguar D-Type XKSS. Ma non riuscì mai ad acquistare la Ford Mustang del celebre inseguimento di Bullitt.