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lunedì 22 ottobre 2012

Ancora sulla Grecia



Di questo mio viaggio in Grecia recentemente concluso rimane ancora una cosa da dire. Dire che essere qui è come essere seduti su una bomba a orologeria. S', perchè la Grecia contemporanea è così. Una rabbia nascosta pervade la gente, apparentemente c'e'il segno di un diffuso senso di rassegnazione. Ma non è vero. La gente ascolta e tace. Poi a volte esplode, dà sfogo alla rabbia. Colle parole  o colle scritte sui muri. Rompe le vetrine, manifesta in piazza Sintagma o davanti all'università. Poi tutto tace E' finito. Come se da un momento all'altro tutto questo dissesto dovesse semplicemente sparire. O sommergere tutto. Orgogliosi i Greci lo sono da sempre, solidali l'uno con l'altro. Ma mesti no, nemmeno in questo grande momento di crisi. Conservano grande dignità e sopportazione. La vita continua, e il sentimento nazionale conta davvero in questa bella terra che non dimentica. Nemmeno Smirne e i suoi figli e nipoti, partiti lasciando laggiù solo i vecchi, quando ai tempi di Ataturk le grandi potenze decisero che Grecia e Turchia dovessero scambiarsi le reciproche popolazioni per ricostituire un equilibrio demografico e culturale. La più grande migrazione dell'Europa dopo quella degli Ebrei. E per la Grecia, la grande tragedia mai dimenticata. "Smirni patrida mou" si cantava sulle navi in partenza per la Grecia, e la musica scioglieva il dolore e apriva il cuore ai ricordi. Ancora oggi, la Grecia è un paese tutto fatto di musica. Agli angoli delle strade. Musica e luci fioche e cani randagi. Ma il grande orgoglio di una civilra' stupenda quello non si perde. Sull'acropoli i templi non sono un retaggio ma il sangue di un popolo. Come Fidia. Un grande progetto di bellezza nel cuore.

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